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Piazzale Loreto, oggi le commemorazioni dopo le parole contestate di La Russa

10 agosto 2026|Alessandro Braga
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La strategia è sempre la stessa. In nome di un’apparente pacificazione, la destra cerca di equiparare chi lottò per la libertà dell’Italia e chi invece scelse di stare col regime fascista e l’invasore tedesco. Le parole di Ignazio La Russa sulla possibilità di commemorare le vittime degli attentati in viale Abruzzi a Milano dell’8 agosto del 1944 vanno in questa direzione, anche se a dire il vero in quell’attentato, sempre negato dal comandante partigiano dei GAP Giovanni Pesce detto Visone, alla fine morirono solo dei cittadini milanesi.

L’eccidio di Piazzale Loreto per molti storici va iscritto nella volontà del regime repubblichino in difficoltà di mandare un segnale forte alla Resistenza e alla cittadinanza milanese. I 15 fucilati, i cui corpi furono lasciati sotto il sole e rimossi solo grazie all’intervento del cardinal Schuster, non furono scelti a caso. Erano stati arrestati tutti nei mesi precedenti e, pur di posizioni politiche differenti, erano tutti punti di riferimento della Resistenza milanese. Alcuni di loro furono tra i promotori degli scioperi contro l’occupazione tedesca nelle grandi fabbriche del territorio del mese di marzo.

Molti storici riconoscono l’innocenza delle vittime degli attentati dell’8 agosto e confermano l’interpretazione che vuole quegli attentati atti partigiani, tesi supportata da un documento uscito negli anni successivi, ma faticano a riconoscere un nesso di causa-effetto tra quei fatti e la crudele efferata reazione nazifascista. Così crudele ed efferata che l’anno successivo, all’indomani dell’arresto e della fucilazione di Mussolini, la decisione di appendere il suo corpo in Piazzale Loreto fu presa proprio come una specie di contraltare a quanto avvenuto il 10 agosto dell’anno prima.

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